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QUALE NORMATIVA  PER IL VINO BIOLOGICO E BIODINAMICO?

Noi de “i vini biodinamici” poco meno di un anno fa credevamo di aver avuto gran fortuna, di averla scampata bella, che si fosse evitato di spacciare per legge il vino “chimico” quale vino biologico.

Non è affatto vero che la commissione europea ha ritirato (bocciato) la normativa sui vini biologici e non ha emanato il disciplinare che regolamenta il vino biologico. La commissione europea ha bocciato il disciplinare di un vino molto, ma molto, simile al vino convenzionale.

Non è vero che la problematica è sorta sulle quantità di solforosa ammesse nel vino: questo aspetto è furbescamente indicato quale fonte del disaccordo tra produttori del nord Europa e quelli italiani integralisti e bravi ragazzi.

Ma perché si rende così confusa una materia cosi semplice? Anche le chiacchiere sulla solforosa miravano, da parte dei piu’ attenti, a portare la solforosa a valori di 100 ppm per i rossi e 150 ppm per i bianchi . Compresi gli italiani, sotto questa vergognosa soglia non si vuol scendere. Al contempo non è mai stata analizzata una normativa che mirasse all’azzeramento dei solfiti.

Ma, al netto della solforosa, cosa ne facciamo di tutte le altre sostanze ammesse all’interno del futuribile vino biologico?

D’altra parte il vino biodinamico, definito in alcuni disciplinari privati, segue il malvezzo di quello biologico e non si discosta molto da quest’ultimo.

A dire il vero sarebbe molto semplice attuare un disciplinare per il vino biodinamico e, per traslato, per quello biologico, riassumibile in questa riflessione: utilizzare tutto ciò che è indispensabile per trasformare l’uva in eccellente vino.

A questo punto ci viene incontro l’esperienza pluridecennale di produttori e tecnici che hanno saputo e sanno fare il vino bio e che, negli ultimi 20 anni, partendo dall’assunto “solo ciò che è indispensabile”, a furia di provare e studiare, sono arrivati alla sola necessità di “un pizzico di solforosa”, operando una sintesi sfociata in un prodotto che oggi compete ( spesso primeggiando) con i migliori vini dell’enologo.

Se fosse stato approvato il disciplinare sul vino biologico, così come presentato in commissione europea questo avrebbe finito per screditare il lavoro e la pratica consolidata di questo manipolo di pionieri.

Se questo disciplinare fosse stato approvato, avrebbe rappresentato una colossale presa in giro per il consumatore di vino biologico.

Allora cosa rimane di necessario per fare da ottima uva un ottimo vino? Oggi soltanto piccole dosi di solforosa (da dichiarare in etichetta).

Purtroppo questo non è avvenuto. Si è provato a far approvare un disciplinare biologico molto artefatto e ridondante, dove si potesse comprendere in ampie maglie tutti quelli che fanno il vino convenzionale, e noi ci chiediamo: PERCHE’?

Un mio caro amico mi ha sussurrato, ma mi dissocio da questo cattivo pensiero, che il mercato del controllo del biologico è un mercato che rende ricche le società che lo svolgono e che certamente non vogliono segarsi il ramo su cui vivono di rendita, mettendo paletti molto stretti. Lo stesso amico ha aggiunto che probabilmente anche le impegnative (nel senso di costose) ricerche , fatte spesso da chi non sa come si fa il vino biologico e biodinamico, ricerche finanziate dalla comunità europea e durate anni (altre,, dello stesso tenore, sono in corso di svolgimento) che dovevano indicare la scientificità del come si fa il vino biologico, hanno di fatto partorito più che verità incontrovertibili, approssimative supposizioni e diffuso allarmi inspiegabili sulla difficoltà, ad esempio, di avere una regolare fermentazione spontanea o hanno proposto inutili e superate alternative all’uso della solforosa, quali il lisozima (noto allergene).

Ma passiamo a veder cosa prevedeva l’ultima bozza di disciplinare discussa e respinta in commissione europea: vediamo l’Allegato VIII bis.

Visto quello che si può “impunemente” utilizzare ?

Appare chiaro che nessuno potrà trovare differenza alcuna con le pratiche enologiche dei vini NON BIOLOGICI oggi in commercio. E allora perché si è chiesto questo inutile disciplinare?

Appare molto specioso e pretestuoso pensare che con tutto quello che si può aggiungere e togliere in questo cosiddetto vino biologico, soltanto la solforosa sia il “killer”; quest’ultima non è certamente innocua, ma non può apparire come l’unica imputata su cui concentrare l’attenzione, distraendosi dal resto (non si dimentichi che spesso se ne assume di più mangiando, ad esempio, i gamberetti già puliti al supermercato, riccamente irrorati di metabisolfito).

D’altra parte è una tecnica molto fine, usata anche dagli strateghi del marketing, quella di concentrare l’attenzione sul particolare, forse poco rilevante ( la solforosa), rendendolo il fulcro del problema e distraendo dal resto delle sostanze, a dir poco, “colpevolmente” ammesse.

Sui media la carta dell’abbandono della solforosa sembra far notevolmente presa, ma a quali atmosfere modificate e prodotti più o meno leciti occorre far ricorso in sua sosituzione? Rinunciare alla solforosa , senza valide alternative, può far produrre un vino scadente, a tutto vantaggio dei detrattori di un modo di produrre di eccellenza.

Considerazione a sé meritano il vino e le produzioni biodinamiche, per i quali non esiste una normativa ma soltanto dei disciplinari privati. Se prendiamo in considerazione le stesure di alcuni di questi, ci accorgiamo che la musica non cambia. Forse anche qui viene il sospetto (il solito amico malpensante) che restringere le maglie equivarrebbe a impedire a molti “trafficoni” di entrare nel sistema, con danno economico evidente a chi di carte e controlli vive.

Anche nel caso di questi disciplinari privati, lieviti e batteri rimangono inoculabili; si può acidificare e disacidificare i mosti; si può correggere il grado alcolico; si chiarifica, si filtra, si usa carbone attivo, solfato di rame, scorze di lievito , bentonite , micro-ossigenazione e così via.

Per chi conosce la biodinamica, questa è l’ammissione che non si è ben compreso come agiscono gli elementi naturali, e che, invece della metamorfosi dell’uva in vino, ci affidiamo alla gallina biodinamica ed al suo ovetto chiarificante.

Ma alla fine ci viene da gridare: al mondo ci sono già tanti vini, anche di successo, che utilizzano molte sostanze ammesse per legge e che si affidano all’indispensabile (secondo loro) utilizzo della chimica di sintesi, della fisica, della meccanica spinta e della microbiologia per produrli. Ma, qualora si arrivasse a fare una legge per il vino biologico o un disciplinare privato per il vino biodinamico, VOLETE NORMARE UN MODO DI FARE ALMENO DIVERSO DA QUELLO CONVENZIONALE?

L.A.  23/04/2011

 


 

 

ALTRO CHE VINO DEL TERROIR, CON IL NUCLEARE

NON ESISTERÀ PIÚ L’AGRICOLTURA

Non possiamo pensare di “accarezzare” le nostre vigne e migliorare la terra che lavoriamo per lasciarla più fertile e viva alle generazioni future senza prendere posizione netta e decisa sull’insidia NUCLEARE , capace di vanificare IN UN ATTIMO ogni nostro intento.

Vi sono uomini sapienti (o ominidi ignoranti?) che mettono a repentaglio l’esistenza stessa di questo puntino di nulla disperso nell’universo : La Terra. Non hanno la minima idea di cosa significhi aver prodotto la più devastante e micidiale forza della sub-natura ( così chiamò l’energia nucleare Rudolf Steiner, mettendo a conoscenza dei rischi ), vi giocherellano come stregoni idioti, palleggiando una potenza energetica che non conoscono e non sanno gestire, mettendo in grave pericolo il futuro dell’intera umanità . NOI CHE AMIAMO LA TERRA DOBBIAMO OPPORCI .

Una fuga di isotopi radioattivi non è controllabile e uccide uomini e terre. Provate poi a raccontare che il nostro prezioso vino viene da quelle terre.

Ogni altra fonte d’energia (della quale pur abbiamo bisogno) può provocare localmente danni o ricadute negative MA NON PUO’ DISTRUGGERE IN MODO IMPREVEDIBILE E IMPROVVISO, LASCIANDOCI SENZA ALCUNA DIFESA COME SOLO IL NUCLEARE PUO’ FARE .

Ogni rassicurante ciarlataneria relativa alla sicurezza dei reattori nucleari è stata smentita da una serie d’incidenti verificatisi in pochi anni. Gli esempi più eclatanti, tra i pochi resi noti, sono accaduti ovunque: Three Mile Island, USA (1979); Chernobyl, Russia (1986), Fukushima, Giappone (2011), dimostrando che non conta la bravura e l’affidabilità di un popolo, la sua evoluzione tecnologica, la sapienza antica e moderna. Il nucleare è insicuro e oggi non sappiamo come difenderci dalla sua devastante potenza né della sua deriva e dai suoi scarti. Ci è incomprensibile persino come funziona un reattore; questo non si spegne come si fa con un bosco in fiamme versandoci sopra dell’acqua, quello che “arde” è un processo, non è un fuoco fisico, è una forza negativa devastante che imita quella naturale ma non è quella naturale, della quale non sappiamo aver ragione né intrappolarla durevolmente né smaltirla consapevolmente. Basterebbe questo all’uomo sapiente per non mettersi a giocare con una forza indomabile. Un incidente nucleare devastante non consente all’uomo moderno di difendersi e sopravvivere: questa è la realtà del nucleare.

DA UNA FUGA RADIOATTIVA NON SI PUO’ FUGGIRE, NON ESISTE IL FARMACO NE’ IL VACCINO, NON ESISTE POSTO AL MONDO NEL QUALE RIFUGIARSI .

Non dobbiamo occuparci delle nostre vigne e rimanere indifferenti, le decisioni di altri possono annullare il nostro lavoro, la nostra e la vita delle generazioni future.

ABBIAMO L’OBBLIGO DI DIFENDERE LA TERRA SU CUI VIVIAMO SULLA QUALE VOGLIAMO PRODURRE IN MODO PULITO ED UNICO, PRESERVANDOLA E MIGLIORANDOLA PER LE GENERAZIONI FUTURE.

OGNI VITICOLTORE, ANCHE SE NON BIODINAMICO, ha l’obbligo di pensare al futuro e non soltanto al danaro nel presente.

Ogni agricoltore biodinamico ha l’obbligo di pensare ad un modello di sviluppo futuro che non sia ad elevata entropia.

ANDANDO A VOTARE e VOTANDO SÍ NEL REFERENDUM SUL NUCLEARE DEL 12-13 GIUGNO SI SPEGNE UN’IGNOBILE INSIDIA E SI ACCENDE LA SPERANZA NEL FUTURO

L.A. 05-06-2011

 

Della peronospora e dell’oidio.


Più difficile del fare biodinamica è certamente l’essere credibili. Credibilità difficile da preservare, quando in giro c’è chi non solo fa la biodinamica, ma compie anche miracoli.

Uno dei miracoli promessi dai falsi profeti è relativo a quello che si può impiegare per difendere le vigne, in alternativa al rame ed allo zolfo.

Non sarebbe certamente necessario sostituire rame e zolfo nelle vigne biodinamiche, perché il rame che noi usiamo è in quantità bassissima, non si accumula nella terra ed è un microelemento indispensabile alla vita.

Non abbiamo la presunzione di avere raggiunto l’obiettivo ultimo che si propone il fare biodinamico, ma alcune certezze le abbiamo: ad oggi non è possibile difendere dalle crittogame la vigna in biodinamica ( men che mai in agricoltura biologica o senza chimica di sintesi, che si voglia dire) senza l’uso del rame e dello zolfo.

Molte prove sono in atto da tempo, per dimostrare il contrario , ma ad oggi nessun principio attivo lecitamente impiegabile consente di avere risultati sicuri, ripetibili e validi. Anche prodotti di difficile impiego per l’elevato costo non si sono dimostrati affidabili.

Siamo all’inizio di una nuova campagna di coltivazione e difesa della vite e quindi rinnoviamo il nostro appello: INVITIAMO TUTTI COLORO CHE RIESCONO A DIFENDERE LE LORO VITI CON PRODOTTI DI VARIO TIPO E NATURA, FACENDO A MENO DI RAME E DI ZOLFO, A SOTTOPORSI A VERIFICA SCIENTIFICA E A DIVULGARE LE PROPRIE ACQUISIZIONI.

Il nostro modo di lavorare vuole rendere accessibile a tutti il fare biodinamico, mentre chi si impegna a raccontare frottole forse ha lo scopo di far fallire i tentativi di espandere la biodinamica.

Così facendo, si mina la credibilità della biodinamica e si produce un danno economico all’azienda agricola, alimentando, inoltre, la retorica dei detrattori “scientifici” affiliati all’industria della chimica di sintesi, che ne pontificano l’indispensabilità per l’ottenimento di prodotti agricoli sani e abbondanti.

COSA PROPONIAMO:

Il metodo di verifica che noi proponiamo è molto semplice:

1) chi afferma di fare a meno di rame e zolfo, lasci una parte della vigna senza trattamento ( bastano poche piante, che vengano coperte da un telo ad ogni trattamento);

2) quando questa parcella-testimone sarà infestata dalla patologia, ci contatti;

3) verremo non soltanto a verificare scientificamente, con ripetuti rilievi , che, mentre il testimone è infestato dalla patologia non vi siano patologie (dannose) su tutto il vigneto TRATTATO CON PRODOTTI ALTERNATIVI, MA SENZA RAME E ZOLFO;

4) eseguiremo anche, a nostre spese, un multi-residuo su parti di pianta.

Se la cosa risulterà ripetibile nello spazio e nel tempo ( 2-3 anni), saremo ben felici di far sapere al mondo intero che possiamo fare a meno del rame e dello zolfo in vigna, per usare al loro posto SOLO prodotti NATURALISSIMI.

Fino a che questo non sia verificabile, chi afferma il contrario è un irresponsabile e, forse, un ciarlatano.

In ultimo una raccomandazione: verificate se chi esercita in agricoltura biodinamica e dispensa consigli sia un tecnico abilitato a farlo. Non è certo una garanzia assoluta di capacità, ma una prima utile scrematura (sui siti on-line delle professioni abilitate si può compiere questa verifica).

Poi valutate anche se conviene usare qualche grammo in meno di rame affidandosi a prodotti concepiti per far penetrare dentro la pianta il principio attivo rame, o se non sia meglio qualche grammo in più di rame, ma in una formulazione che rimanga fuori dalla pianta.

Chiaramente abbiamo avuto modo di conoscere “consulenti “ biodinamici che non distinguono la peronospora dall’oidio e altri convinti che non si può lottare con il solo rame, ma sia soltanto necessario ridurre i sistemici; come pure abbiamo conosciuto alcuni agricoltori che non solo non conoscono la biodinamica, ma la “scavalcano” ancor prima di cominciare a praticarla, attratti da etichette più “vendibili” come la naturopatia o chissà cos’altro, ma questi sono certamente casi limite.

Concludiamo :

Chi asserisce che esiste un metodo valido di lotta con latte, siero di latte, derivati lattici e prodotti fermentati (anche non a base di latte), metodo efficace, sicuro, affidabile e ripetibile: MENTE.

Chi proclama che esistono consorzi di microrganismi commercializzati sotto varie sigle, capaci di rendere inutili i trattamenti rameici e di garantire risultati validi e ripetibili: MENTE.

Chi sostiene l’esistenza di argille, tisane, macerati, estratti e miracolose tinture madri capaci di sostituire il rame e lo zolfo: MENTE

Anche se sono in corso ricerche a tal proposito, AD OGGI NON ESISTE METODO CERTO E VERIFICATO, ALTERNATIVO ALL’UTILIZZO DI RAME E ZOLFO, IN GRADO DI GARANTIRE RISULTATI RIPETIBILI.

Leonello Anello , 3 maggio 2010

Prime macchie di peronospora sui campi-testimone in Toscana, 1° Maggio 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Esempio di ricerca applicata su 7 ettari biodinamici , in annata difficile dose massima utilizzata 5,6 kg rame metallo

 

Editoriale 13-04-2010

Delle disattenzioni e delle imitazioni.


A riconoscimento dell’efficacia di un metodo agronomico ed enologico codificato ed affinato negli anni (il Metodo Biodinamico Moderno) e dei risultati di eccellenza che la sua applicazione in vigna e in cantina permette di ottenere, abbiamo creato e registrato per il territorio nazionale e in ambito internazionale il marchio di qualità i vini biodinamici®, con relativo logo.

Non si tratta di un marchio commerciale ed è concesso a titolo gratuito ai produttori che lavorano secondo il metodo biodinamico moderno, i quali, facendone richiesta e a seguito di verifiche, possono apporre il collarino de i vini biodinamici® solo ed esclusivamente alle bottiglie dei loro vini che, per disciplinare di produzione e caratteristiche organolettiche ed analitiche, di anno in anno rispondano ai requisiti previsti.

La commercializzazione dei vini contraddistinti dal collarino i vini biodinamici® è di diretta e assoluta competenza dei singoli produttori, liberi di presentarsi individualmente sul mercato o di consorziarsi nelle forme che più ritengano opportune, fatto salvo il corretto uso del nome e del marchio.
Da quanto espresso, risulta chiaro che altri vini biodinamici, ma non prodotti secondo il metodo biodinamico moderno e che non godano del riconoscimento dei requisiti stabiliti dal suddetto marchio, non possono legalmente essere presentati in occasione di degustazioni, manifestazioni, fiere, pubblicazioni, comunicati stampa o simili (come è invece accaduto in occasione di quest’ultimo Vinitaly), avvalendosi di questo nome.

Viticolturabiodinamica.it, 16/04/2010

 

Editoriale 8-12-2009

VIGNAIOLI & VIGNERONS D’EUROPA

Manifesto dei Vignerons d'Europe 2009: note a margine


“Il vignaiolo si prende cura in prima persona della vigna, della cantina e della vendita.
Il vino del vignaiolo è vivo, dona piacere, è figlio del suo territorio e del suo pensiero. Espressione autentica di una cultura.
Il vignaiolo considera il consumatore un co-produttore.
Il vignaiolo custodisce e modella il paesaggio nel rispetto della biodiversità e della cultura del proprio territorio, che racconta e arricchisce.
Il vignaiolo come agricoltore si assume la responsabilità di preservare e migliorare la fertilità del suolo e l'equilibrio degli ecosistemi.
Il vignaiolo si impegna a rinunciare all'utilizzo di molecole e organismi artificiali e di sintesi con l'obiettivo di tutelare il vivente.
Il vignaiolo governa il limite in tutti i suoi impegni ricercando l'ottimo, mai il massimo.
Il vignaiolo si assume la responsabilità della propria attività nel rispetto dell'ambiente, della salute del consumatore e dei destini della propria comunità e della terra.
Il vignaiolo si impegna a creare e alimentare relazioni con altri vignaioli, agricoltori, produttori di cibo, cuochi, università e istituti di ricerca, educatori e cittadini nella propria comunità e nel mondo.
Il vignaiolo pratica la trasparenza: dice quello che fa e fa quello che dice.
I Vignerons d'Europe riuniti a Firenze chiedono alle autorità nazionali ed europee di non ostacolare il loro lavoro con regolamenti adatti all'industria ma non alle loro particolarità”.

Questo il manifesto presentato a Firenze il 7 dicembre 2009, elaborato da tutti coloro che hanno partecipato alle giornate internazionali di Montecatini: agricoltori e viticoltori, enologi, agronomi, associazioni del biologico, del biodinamico, del sostenibile, quadri di Slow Food, ecc.

I produttori e tecnici presenti eravamo per la maggior parte fautori convinti della scelta colturale in agricoltura biologica e biodinamica, accanto a una parte di produttori che ancora rimangono stregati dalla viticoltura ed enologia convenzionali (quelle che non possono fare a meno di utilizzare la chimica di sintesi).

La difficoltà di conciliare tutte le anime di questo eterogeneo e fantastico treno appena partito ha condotto alla stesura di un documento (certamente non risolutivo) con molti intenti ed alcune scelte di fondo. Noi abbiamo provato a distinguere tra quello che è la forza dei numeri, necessaria per ogni movimento che si propone di incidere, anche a livello politico, ed il rifiuto del compromesso sulle questioni essenziali e probabilmente esistenziali.

A nostro avviso doveva essere ulteriormente rimarcata la distanza dalla chimica di sintesi; doveva essere individuata una chiara linea di tendenza che partisse dall’essere agricoltori biologici per poi approdare, come è naturale che sia, nella biodinamica laica, libera e capace di rendere l’uomo agricolo protagonista dei propri gesti.

L’enorme disponibilità di esperienze e conoscenze degli agricoltori e dei tecnici che producono, oggi, in questo modo, sicuramente può garantire da salti nel buio chi ha bisogno di essere accompagnato dalla viticoltura ed enologia chimiche all’emancipazione biodinamica o, almeno, biologica.

Continueremo ad essere al fianco del movimento, nelle sue articolazioni applicative, con il nostro esempio concreto e scientifico, con le nostre aziende, affinchè sia maggiormente illuminata ed esplicita la strada già intrapresa dal movimento dei vignaioli verso l’agricoltura del futuro.

Leonello Anello - 8 Dicembre 2009

 
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Eventi

venerdì e sabato 24 - 25 febbraio 2012

Villa Medicea di Cerreto Guidi – Firenze

CORSO                                   DI VITI-VINICOLTURA BIODINAMICA MODERNA E DEGUSTAZIONE DIDATTICA DE "I VINI BIODINAMICI"

Energia e materia nell’agricoltura del 21° secolo

condotto da

dr. Leonello Anello

con il patrocinio del Comune di Cerreto Guidi

in collaborazione con Isab Consulting srl, Sezione di Scienze Agricole Biodinamiche, Viticolturabiodinamica.it

Con linguaggio chiaro e diretto l’appuntamento annuale del corso di alta formazione condotto con la conoscenza e l’esperienza di chi ha tracciato la strada della biodinamica moderna.

per informazioni ed iscrizioni: info@viticolturabiodinamica.it

Si invita alla lettura di: Manifesto e dell'articolo in Press


 
Attività didattica 2012

Lezioni di viticoltura biodinamica moderna

Leonello Anello  Agronomo, consulente biodinamico

Martedì 31 gennaio 2012 - 15.00-18.00

Sede: Mezzolombardo presso BIC (sede distaccata della Fondazione Mach) piano terra Aula 1

Fondazione Edmund Mach -  ISTITUTO AGRARIO di SAN MICHELE all'ADIGE

ATTIVITA di QUALIFICAZIONE PROFESSIONALE in AGRICOLTURA –Annata 2012

in collaborazione con Trentino CIPA.AT Servizi Srl  e Confederazione Italiana Agricoltori del Trentino


 

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